“Come si rapina una Banca” di Samy Fayad

L’azione si svolge nei primi anni ’60 in una Napoli già invasa dal boom edilizio. Il benessere non sembra, però, sfiorare minimamente Agostino Capace che vive, emarginato con tutta la famiglia, in una delle ultime baracche della città. locandinaAgostino è un puro, un sognatore e, quindi, un inventore. Egli decide, così, di mettere le proprie invenzioni al servizio dei diseredati, dei deboli, ma in modo che il profitto per l’inventore sia minimo, mentre il vantaggio per i bisognosi enorme. Ogni invenzione o ricerca che si rispetti, però, va finanziata. Agostino non si perde d’animo e, facendo ricorso alle sue intuizioni, per racimolare il capitale, riesce ad entrare nottetempo in una banca con l’intera famiglia per una improbabile rapina. La rapina riesce ed i nostro sembrano raggiungere la tanto agognata felicità. Ma, a Napoli, si sa, un gatto nero è più forte del destino e può compromettere ogni cosa. Attraverso un finale a sorpresa carico di suspense e di humour, Agostino e famiglia non si approprieranno dell’ingente bottino ma, per altre vie, raggiungeranno quella tranquillità che nella vita non viene mai negata ai giusti ad agli onesti…

regia di:  Emilio Fabrizio La Marca

Note di regia – ‘Come si rapina una banca’(di Samy Fayad)

Samy Fayad, l’autore di questa spassosa ma singolare commedia, nasce a Parigi nel 1925. Fu giornalista e drammaturgo, per il teatro e per la radio.
Brevissimamente un cenno alla sua biografia: Fayad partirà ben presto da Parigi con la sua famiglia (ha genitori libanesi) e andrà a vivere in Venezuela, per ben undici anni.
Poi, dall’età di tredici anni, si trasferisce nella città che diventerà a tutti gli effetti la ‘sua’città, Napoli; dove morì nel 1999.
Le commedie di Fayad, tutte intrise di genuina napoletanità, verranno, negli anni, recitate e portate al successo da numerosi artisti partenopei, tra i quali spiccano i nomi, famosissimi, di Peppino de Filippo, Nino Taranto, Beppe Barra e altri ancora.
‘Come si rapina una banca’ narra le disavventure di Agostino Capece e della sua famiglia. I Capece vivono..anzi sopravvivono, in condizioni piu’ che disagiate (e la miseria, riportata a teatro, solitamente fa ridere..). Agostino e i suoi vivono la loro tragicomica esistenza in una casetta assai squallida, per di più situata nei pressi del cimitero..
Ciascun membro del nostro disagiato nucleo familiare vive di espedienti, ma, regolarmente, fallisce uno dopo l’altro qualsiasi tentativo di migliorare la propria condizione di povertà.
Spicca la figura, al contempo comica e patetica, di Agostino Capece, il capo famiglia, professione ‘inventore’(sua massima aspirazione nella vita è poter brevettare l’”invenzione del secolo”: il clarinetto a pedale; ad uso di musicisti asmatici). Agostino, sognatore, uomo di animo fondamentalmente buono, sempre in bilico tra comicità involontaria e drammatica dignità, è per certi versi il personaggio piu’eduardiano della commedia.
Tuttavia nel lavoro di Fayad è ben chiara e palpabile anche la lezione di Scarpetta, di Petito e dello stesso Peppino de Filippo.
Talvolta, a seconda delle vicende che si susseguono sulla scena, si ride amaro, mentre in certi momenti (tanti) si ride di puro cuore, come si riderebbe per le comiche di Stanlio e Ollio, per intenderci.
Va detto che in fase di approccio al copione è stato apportato un adattamento, si è cercato qua e là di ‘rinfrescare’ il testo e conferirgli quindi un pizzico di modernità in piu’, allo scopo di venir incontro ai nostri gusti attuali.
Nuovo è, ad esempio, l’inserimento della figura di un santo protettore, San Ciro (santo non certo di gran fama come San Gennaro, ma comunque assai caro ai napoletani).
Agostino Capece sente di avere uno stretto e intimo rapporto con San Ciro e alla fine sarà affidato proprio a quest’ultimo (diremmo nella veste, giocosa, di ‘Deus ex Machina alla napoletana’) il finale della commedia.
Signore e signori, da parte del sottoscritto e della compagnia tutta, auguriamo buon divertimento.

Emilio Fabrizio La Marca